Brindisi: anche l'oasi wwf di Torre Guaceto tra le località inquinate di "goletta verde"
giovedì 2 agosto 2012

La Puglia ha subito un duro colpo da parte di “Legambiente” che, tramite la campagna “Goletta verde”, ha giudicato la salute del mare e delle sue coste. Bandiera “nera”, infatti, è stata assegnata a nove comuni pugliesi per l’inquinamento delle loro acque e, oltre ai nomi più prevedibili (Massafra, Trani, La Forcatella e Fasano), tra gli insospettabili ha destato scalpore il caso dell’oasi protetta di Torre Guaceto (Carovigno-Br).
I dati forniti hanno reso conto della carica batterica presente nelle acque, a causa, secondo Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, della “mancata depurazione nell’entroterra” e di “scarichi fognari non a norma o abusivi”.
Torre Guaceto è una riserva naturale sulla costa Adriatica in provincia di Brindisi, in prossimità di San Vito dei Normanni e Carovigno, un paradiso di flora e fauna mediterranea, area marina protetta dal WWF e luogo di milioni di visitatori in cerca di habitat che lascino senza fiato. Nel caso di Torre Guaceto, la scoperta non dovrebbe risultare così sconvolgente, se si considera la denuncia degli anni passati del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, denuncia che sembra non aver sortito i risultati attesi. In effetti il Consorzio aveva già individuato nel Canale Reale di Torre Guaceto, un fattore di grande inquinamento per tutta la riserva poichè esso sfocia nella Zona A di Riserva Integrale dell’Area Marina e apporta nelle sue acque scarichi di aziende di confezionamento alimentare come oleifici.
Il canale, che risulta essere il bacino idrografico più grande della provincia di Brindisi, sorge in prossimità di Villa Castelli e sfocia a circa 900 metri dall’habitat “Praterie di Posidonia”, un ambiente, questo, che ha evidenziato, nel corso degli ultimi anni, un notevole peggioramento ecologico. Il pericolo, quindi, era evidente già da parecchio tempo ma la matassa, come sempre accade, è difficile da dipanare poiché gli scarichi vengono effettuati al di fuori dei confini della riserva terrestre e, soprattutto, poiché la competenza legislativa spetta alla Provincia, con le consuete lungaggini burocratiche ed amministrative.
Ma la Provincia di Brindisi, invece di far fronte ad una situazione che rischia di deturpare uno degli ambienti naturalistici più belli del mondo, ha portato avanti il progetto e la costruzione di un impianto di depurazione consortile di Carovigno che non tiene conto del parere negativo espresso dal Consorzio di Gestione di Torre Guaceto. Il Consorzio ha infatti sottolineato l’eventuale impatto derivante da un suo malfunzionamento e, soprattutto, la variazione di salinità che avrà delle conseguenze ecologiche notevoli. E questi sono gli aspetti meno nefasti della proposta, se si considera che il depuratore richiede 120 giorni dalla sua attivazione per funzionare al meglio ed ottenere i massimi risultati.
Così si esprime Stefano Leoni, presidente del WWF Italia, a proposito della spinosa questione dell’oasi di Torre Guaceto: “Chiediamo perciò alla Provincia di Brindisi non solo di non rilasciare l’autorizzazione allo scarico ma, insieme agli altri enti competenti, anche di adottare misure urgenti per diminuire gli scarichi che attualmente già confluiscono nel Canale Reale e di procedere ad interventi di fitodepurazione così come proposto nel Piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia”.
Il Consorzio, d’altra parte, potrebbe sporgere denuncia contro ignoti per danno ambientale e violazione dell’articolo 4 del D.I. (4-12-91), articolo che è alla base dell’istituzione dell’area marina di Torre Guaceto, considerando danno ambientale “l'alterazione, con qualsiasi mezzo, diretta o indiretta, dell'ambiente geofisico e delle caratteristiche chimiche e biologiche delle acque, nonché la discarica di rifiuti solidi o liquidi e in genere l'immissione di qualsiasi sostanza che possa modificare, anche transitoriamente, le caratteristiche dell'ambiente marino.”
Ma a questo punto dovrebbero essere gli assessori e la Provincia di Brindisi a rendersi davvero conto del rischio al quale va incontro l’oasi attraverso la costituzione del depuratore ed intervenire nel solo interesse dell’habitat e delle sue esigenze ecologiche, lasciando da parte qualsiasi altra logica che non rientri nella salvaguardia dell’ambiente. Per non far perdere al cittadino, ancora una volta, la fiducia nelle istituzioni e, nello stesso tempo, salvaguardare un paradiso naturale che ha pochi eguali al mondo.
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