BRINDISI : DOMANDE LEGAMBIENTE : RISPOSTA MATARRELLI
lunedì 24 novembre 2025
1. Priorità sanità–ambiente (AERCA, SIN, Registro Tumori)In che modo la Regione può dare priorità ed investire per risolvere tali problematiche nel territorio brindisino?
Chi vive tra Cerano e il petrolchimico non ha bisogno di statistiche per sapere cosa significa respirare quest'aria. Ho parlato con famiglie di Tuturano, di Torchiarolo, di Brindisi centro: la preoccupazione per la salute dei figli è concreta, quotidiana. Per questo dico che Brindisi deve diventare la prima emergenza sanitaria e ambientale della Regione, non l'ultima.
Serve una quota vincolata di risorse – regionali, nazionali, europee – destinata esclusivamente alle bonifiche del SIN e al potenziamento dell'oncologia e della prevenzione nei nostri ospedali. Ma le risorse da sole non bastano se manca il coordinamento: voglio un piano integrato con tempi certi e verifiche annuali pubbliche, che metta attorno allo stesso tavolo ARPA, ASL, Comuni e ricercatori. Niente più autorizzazioni a nuovi impianti che aumentino il carico inquinante. Chi vuole produrre qui deve dimostrare di ridurre le emissioni, non di mantenerle.
2. Impegni formali per Brindisi
Quali impegni formali ritenete di poter assumere per vedere Brindisi tornare al centro dell'attenzione regionale?
Le dichiarazioni di intenti le abbiamo sentite tutte. Voglio essere concreto su cosa farò dal primo giorno di legislatura.
Chiederò l'istituzione di una cabina di regia dedicata a Brindisi presso la Regione, con dentro Comune, Provincia, università, associazioni, sindacati. Non un organismo consultivo che si riunisce una volta l'anno, ma un tavolo operativo che segua l'attuazione dei progetti e la destinazione effettiva delle risorse.
Poi voglio che nel Documento di Programmazione Economico-Finanziaria ci sia un capitolo specifico su Brindisi con indicatori misurabili: tonnellate di inquinanti ridotte, posti di lavoro creati nelle filiere verdi, ettari bonificati. Numeri, non parole.
Infine, all'inizio della legislatura deve arrivare una delibera di giunta che riconosca formalmente il ruolo strategico di Brindisi nelle politiche energetiche, portuali, universitarie e turistiche. Un atto politico chiaro che vincoli le scelte successive.
3. Perdita di istituzioni e presìdi
Come invertire la tendenza (Camera di Commercio, Autorità Portuale, Banca d'Italia)?
Quando hanno accorpato la Camera di Commercio con Taranto, ci hanno detto che era per efficienza. Quando hanno spostato l'Autorità Portuale, idem. Il risultato è che ogni decisione su Brindisi viene presa altrove, da chi non conosce questo territorio. Questa marginalizzazione va fermata e invertita.
Mi opporrò a qualsiasi ulteriore accorpamento e chiederò al Governo di rivedere le scelte già fatte. Brindisi è l'unico porto italiano affacciato su due mari, è stata per secoli la porta d'Oriente: ha le carte in regola per ospitare funzioni statali, non per perderle. Propongo di costruire un "Patto per Brindisi città di frontiera europea" che tenga insieme porto, energia, logistica e cooperazione mediterranea come argomento per riportare qui uffici decentrati di ministeri e agenzie.
Anche la Regione può fare la sua parte: trasferire alcune strutture tecniche e direzionali a Brindisi sarebbe un segnale politico forte, non solo un'operazione amministrativa.
4. Polo energetico e chimico, transizione e nuovi progetti ENI
Quali iniziative per portare avanti progetti innovativi ed evitare la difesa della chimica di base?
Ho visitato lo stabilimento ENI di Brindisi e ho parlato con operai che lavorano lì da vent'anni. Non vogliono restare aggrappati a un modello che sanno essere in via di esaurimento, ma chiedono garanzie: che la transizione non significhi licenziamenti, che la riqualificazione sia vera e non sulla carta.
Sostengo i progetti legati a rinnovabili, stoccaggio energetico e chimica verde, ma a condizioni precise: valutazioni ambientali rigorose, riduzione effettiva delle emissioni, piani occupazionali concordati con sindacati e territorio. Non accetterò la "riserva fredda" delle centrali a carbone, che è solo un modo per prolungare la dipendenza dai fossili senza assumersi responsabilità.
La Regione deve finanziare programmi seri di formazione per consentire ai lavoratori delle filiere più impattanti di passare a quelle nuove. Non corsi di tre settimane, ma percorsi strutturati con sbocchi occupazionali certi.
5. Dissalatore e progetto "Green Independence"
È questa la soluzione migliore, utilizzando le opere di presa d'acqua della centrale Brindisi Sud?
Un dissalatore tradizionale che funziona a gas o carbone risolve un problema creandone un altro. Preferisco un impianto integrato che produca energia rinnovabile, idrogeno verde e acqua desalinizzata insieme. Le infrastrutture della centrale Sud possono essere riconvertite in questa direzione, riducendo l'impatto sull'ecosistema marino del litorale nord.
Ma attenzione: la desalinizzazione non può essere la soluzione a tutti i problemi idrici. A Brindisi perdiamo ancora il 45% dell'acqua nelle condutture. Prima di costruire nuovi impianti, riduciamo le perdite, riusiamo le acque reflue depurate, proteggiamo le falde dall'intrusione salina. L'emergenza idrica si affronta in modo strutturale, non con soluzioni costose ed energivore che tamponano senza risolvere.
6. Porto di Brindisi, GNL e intermodalità
Qual è la vostra posizione sul tema?
Sono contrario al deposito costiero di GNL. Lo dico chiaramente, senza giri di parole. Il porto di Brindisi ha ottenuto il riconoscimento UNESCO come testimone di Cultura di Pace: trasformarlo in un hub del gas fossile sarebbe una contraddizione insanabile, oltre che un rischio ambientale per l'intera città.
Il futuro del nostro porto è nell'intermodalità sostenibile: collegamento ferroviario efficiente con il resto d'Italia, cabotaggio a basse emissioni, elettrificazione delle banchine, crocieristica di qualità. Questi sono investimenti che creano lavoro stabile e qualificato, non occupazione precaria legata a un combustibile in via di abbandono. La Regione deve usare tutti gli strumenti di pianificazione per orientare le risorse in questa direzione.
7. Nuove Facoltà a Brindisi
La Regione come può partecipare e finanziare queste scelte?
Ogni anno centinaia di ragazzi brindisini partono per Bari, Bologna, Milano e non tornano più. Non perché non amino la loro città, ma perché qui non trovano l'offerta formativa che cercano. L'apertura di nuove Facoltà nella Cittadella è decisiva per invertire questa emorragia.
Immagino corsi legati alle vocazioni del territorio: gestione del mare e delle coste, economia circolare, turismo sostenibile, rigenerazione urbana. Specializzazioni che non si trovano ovunque e che attrarrebbero studenti anche da fuori regione. La Regione può sostenere queste scelte finanziando borse di studio, alloggi, ricerca applicata alle filiere locali. E può mettere a disposizione gli immobili pubblici dismessi – ne abbiamo diversi in città – come spazi universitari.
Brindisi deve essere riconosciuta come città universitaria aperta al Mediterraneo, non solo come polo industriale in dismissione.
8. Valorizzazione dell'Appia patrimonio UNESCO
Come può la Regione essere punto di riferimento per le politiche di valorizzazione?
L'Appia arriva a Brindisi, non a Taranto. Sembra ovvio, ma troppo spesso ce ne dimentichiamo. Il riconoscimento UNESCO è un'occasione straordinaria per riportare la nostra città al centro di un racconto culturale europeo. Ma serve una regia unica: oggi Comuni, Province, Ministero, Diocesi e associazioni lavorano in ordine sparso.
Propongo un Piano regionale dell'Appia centrato su mobilità dolce, tutela del paesaggio, recupero dei tratti storici. Dal tratto delle colonne romane fino a Mesagne e oltre, dobbiamo creare percorsi pedonali e ciclabili, recuperare masserie e beni culturali per un turismo lento che porti visitatori tutto l'anno. Niente nuove infrastrutture invasive: l'Appia è già lì, dobbiamo solo renderla percorribile e raccontarla.
Nella governance voglio la presenza stabile delle associazioni ambientaliste, a partire da Legambiente, in un osservatorio permanente che vigili sugli interventi e proponga iniziative.
9. Xylella e piana degli ulivi secolari
Come pensate debba intervenire la Regione, visto che l'infezione è arrivata nel foggiano?
Ho percorso la strada tra Ostuni e Fasano: il paesaggio degli ulivi scheletriti è una ferita che non si rimargina. Ma ho visto anche agricoltori che hanno reimpiantato con varietà resistenti e stanno ricominciando. La Regione deve stare dalla loro parte con fatti, non con incertezze.
Servono finanziamenti per il reimpianto e la diversificazione colturale, sostegno al reddito di chi ha perso tutto, rafforzamento dei servizi fitosanitari per evitare che l'infezione avanzi ancora. Nella piana degli ulivi secolari – da Monopoli a Ostuni – è indispensabile un piano speciale di tutela con censimento e cura degli esemplari monumentali. Quegli alberi sono paesaggio, storia, identità: non possiamo lasciarli morire.
La strategia deve essere chiara e basata sulla scienza, con trasparenza verso gli agricoltori. Le polemiche degli anni passati hanno fatto perdere tempo prezioso.
10. Turismo e destagionalizzazione
Quale deve essere il ruolo della Regione?
D'estate le marine di Ostuni e Carovigno scoppiano, d'inverno sono deserte. A Brindisi centro i turisti passano per andare altrove. Questa stagionalità estrema non fa bene né all'ambiente né all'economia locale: crea lavoro precario, sovraccarica le infrastrutture per tre mesi e le lascia inutilizzate per nove.
Il ruolo della Regione è costruire una strategia che superi questa frammentazione. Dobbiamo sostenere i Distretti turistici che promuovono un'offerta destagionalizzata: cammini, enogastronomia, archeologia, sport all'aria aperta. Brindisi ha il Parco delle Dune costiere, la riserva di Torre Guaceto, il centro storico con le chiese romaniche: tutto materiale per un turismo di qualità che non dipenda solo dal mare d'agosto.
La Regione deve anche fissare standard di sostenibilità per le strutture ricettive – consumo d'acqua, gestione rifiuti, efficienza energetica – e incentivare chi li rispetta. Così il turismo diventa leva di sviluppo, non fonte di nuovi problemi.
11. Politica urbanistica e superamento del Piano Casa
Condividete questi obiettivi e come intendete portarli avanti?
Condivido pienamente. Il Piano Casa è stato un errore che ha incentivato il consumo di suolo e le deroghe ai piani regolatori. È ora di voltare pagina e restituire alla pianificazione urbanistica il ruolo centrale che merita.
La priorità deve essere la rigenerazione dell'esistente: a Brindisi abbiamo interi quartieri con edifici da mettere in sicurezza contro il rischio sismico e idrogeologico, patrimonio inutilizzato da recuperare, aree dismesse da riqualificare. Penso alla zona industriale, al quartiere Paradiso, alle ex caserme. Costruire ancora su suolo vergine quando c'è tutto questo da recuperare non ha senso.
La Regione deve accompagnare i Comuni nell'aggiornamento dei PUG fornendo linee guida chiare, assistenza tecnica e risorse. Ogni intervento va valutato anche per l'impatto climatico e sociale, coinvolgendo i cittadini in processi partecipativi veri, non in assemblee di facciata dove le decisioni sono già prese.
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