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BRINDISI : MEDIAPORTO : COLPEVOLI DI PALESTINA : PROIEZIONE

martedì 18 novembre 2025
BRINDISI : MEDIAPORTO : COLPEVOLI DI PALESTINA : PROIEZIONE In occasione della giornata di mobilitazione nazionale dell'Aquila in concomitanza con la convocazione all’udienza dell’ambasciatore dello Stato terrorista d'Israele,
Il Comitato liberi cittadini, il Comitato contro il genocidio del popolo palestinese, contro il riarmo, per la pace di Brindisi in collaborazione con il Polo biblico museale di Brindisi promuovono la proiezione del documentario “Colpevoli di Palestina”, venerdì 21 novembre 2025 alle ore 17 presso il Mediaporto Viale Commenda, 1 Brindisi. Discuteremo della “’Campagna di solidarietà per Anan, di quanto accade in Palestina e della storia di Anan Yaeesh, cittadino palestinese recluso nel carcere di alta sicurezza di Melfi”.

Il documentario “Colpevoli di Palestina” ricostruisce, nel contesto dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi, la storia di Anan Yaeesh che, dopo aver ottenuto dallo Stato italiano la protezione umanitaria nel 2019, nel gennaio 2024 è stato arrestato a seguito di una richiesta di estradizione avanzata da Israele, perché accusato di essere un membro attivo della resistenza palestinese in Cisgiordania.

La Corte d’Appello de L’Aquila ha negato l’estradizione, per il fondato timore che Anan Yaeesh possa nuovamente essere sottoposto a maltrattamenti e torture e ne ha ordinato l’immediata scarcerazione. Contemporaneamente però, la Procura della Repubblica de L’Aquila ha richiesto il suo arresto con l’accusa di “associazione con finalità di terrorismo”, insieme ad altri due cittadini palestinesi, rifugiati politici e residenti a L’Aquila, Ali Irar e Mansour Doghmosh, coinvolti nell’indagine italiana soltanto perché palestinesi e amici di Yaeesh. Ali Irar e Mansour Doghmosh dopo sei mesi dal loro arresto sono stati scarcerati, mentre Anan Yaeesh è stato di recente trasferito nel carcere di alta sicurezza a Melfi.

È importante sottolineare che l’accusa non è riuscita a dimostrare che Anan abbia partecipato ad atti di terrorismo, piuttosto le sue azioni vanno inquadrate nello scenario delle violenze perpetrate dai coloni israeliani nei territori palestinesi della Cisgiordania e rappresentano una forma di lotta riconosciuta dalle norme internazionali che ammettono la legittima resistenza di un popolo oppresso. Anan è testimonianza vivente della violenza del colonialismo di insediamento perseguito da Israele e delle torture a cui sono sistematicamente sottoposti i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane: nel suo corpo ci sono undici proiettili e quaranta schegge, e quasi tutte le sue ossa portano segni di fratture. Ci auguriamo che la vicenda si concluda al più presto con la liberazione di Anan, nel nome del diritto umanitario e del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese.

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