Dalla Sanofi di Brindisi pericolo per i cittadini: BBC chiede di rivedere autorizzazione
lunedì 27 maggio 2013
In commissione ambiente Giovedì 23 maggio abbiamo audito la Dott.ssa D’Agnano Direttrice dell’Arpa Brindisi e il Dott. Barnaba Direttore del servizio territoriale Agenti Fisici, su quanto successo il 23 aprile con la colorazione rossa delle acque nel canale Fiume Grande e nel Porto di Brindisi.Nel corso dell’audizione la Dott.ssa D’Agnano ha illustrato la relazione sull’accaduto, precedentemente consegnata ai membri della commissione, ed in maniera chiara ha detto che il fenomeno è riconducibile alla Sanofi. Infatti le acque reflue della Sanofi al punto di “ Uscita Finale” si presentavano di un colore rossastro identico a quello delle acque del Fiume Grande e del mare.
Si è quindi proceduto ad un prelievo delle acque reflue e di mare per le necessarie analisi chimiche.
Da queste analisi è emersa una presenza nelle acque reflue della Sanofi di Tetraidrofurano 2800 microgrammi /litro , Bromodiclorometano 50,5 microgrammi /litro, Dibroclorometano 109,3 microgrammi/litro e Bromoformio 520,7 microgrammi/ litro.
Mentre nelle acque di mare le analisi hanno riportato Tetraidrofurano 1500 microgrammi/litro Bromodiclorometano 7,5 microgrammi / litro Dibromoclorometano 15,4 microgrammi / litro e Bromofromio 97,4 microgrammi/litro . Inoltre sono presenti indici chimici di inquinamento in mare anche di Cloroformio.
Queste sostanze non sono disciplinate nell’AIA ottenuta dalla Sanofi per quanto concerne i valori limite di concentrazione da rispettare nelle acque reflue e quindi nel mare.
E’ di tutta evidenza che occorre per la Sanofi riaprire il procedimento AIA ed inserire limiti e prescrizioni per queste sostanze. Tenendo ben presente che in un parere su Tetraidrofurano l’Istituto Superiore di Sanità per le acque sotterrane prescrive in via precauzionale un limite di 10 microgrammi/litro un valore 150 volte inferiore a quello presente in mare. Inoltre anche per le altre sostanze appartenenti alla classe dei Trialometani la normativa prevede per la loro somma un limite di 30 microgrammi/litro .
Da questi dati emerge che non è assolutamente trascurabile né minimizzabile quanto accaduto il 23 aprile scorso. I valori per i Trialometani riscontrati in mare sono tali da destare allarme ed è quindi necessario un maggior controllo sugli scarichi della Sanofi e sulla presenza di sostanze chimiche nel mare. Qualora tale fenomeno dovesse ripetersi invitiamo il Sindaco Consales a prendere gli opportuni provvedimenti forte delle competenze che la legge gli assegna in tema di salute pubblica.
Inoltre la Dott.ssa D’Agnano ha ribadito che l’inserimento dei limiti , anche più restrittivi , rispetto a quelli menzionati è da definire in sede AIA ed è ovviamente possibile grazie all’intervento degli Enti Locali, osservazione che condividiamo totalmente.
Chiediamo quindi al Comune di Brindisi così come alla Regione e alla Provincia di arrivare rapidamente alla ridefinizione dell’AIA per la Sanofi con l’inserimento di limiti ben precisi e restrittivi su tutte le sostanze utilizzate nel ciclo produttivo ed adesso non valutate.
Brindisi Bene Comune
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