FASANO : SALVIAMO GLI ULIVI DELLA TUPPINA
lunedì 2 maggio 2016
Diamo spazio ad una notizia raccapricciante che ci è stata segnalata da un nostro lettore che ringraziamo per essersi rivolto alla nostra redazione.L'articolo è preso integralmente dal sito "GOFASANO.it"
POZZO FACETO – Proseguono i lavori di realizzazione del cavalca ferrovia, previsto nei pressi del passaggio a livello che interseca la strada comunale che da Pozzo Faceto conduce a località Tuppina.
Oltre al cavalca ferrovia il progetto prevede la realizzazione della viabilità che dovrebbe costeggiare lato monti la ferrovia per collegare i due passaggi a livello posti ai km. 711+369 e 711+959 della linea Bari-Lecce (che dovrebbero essere soppressi).
In attesa che il Tar fissi l’udienza di discussione del ricorso pendente innanzi ai giudici amministrativi presentato dalla maggior parte dei 19 proprietari dei terreni interessati dagli espropri, la ditta incaricata dei lavori sta proseguendo nella sua attività.
Il cantiere è ormai ben definito, sono stati abbattuti numerosi alberi di ulivo – alcuni anche secolari – e altri se ne abbatteranno nei prossimi giorni.
E proprio gli ulivi sono al centro di una protesta parallela avviata da numerosi residenti ma anche da persone sensibili alle tematiche ambientali che stanno utilizzando i social – e in particolare facebook – per denunciare lo scempio che sta avvenendo proprio nei pressi del passaggio a livello dove è previsto il nuovo cavalcaferrovia. “Salviamo gli ulivi della Tuppina” è il nome dato ad un gruppo pubblico creato su Facebook che conta già 2 mila membri. Non solo. È partita anche una petizione on line per fermare quello che da molti, a giusta ragione, viene definito un vero e proprio scempio ambientale. Impossibile, purtroppo, invocare (come sta facendo più di qualcuno) l’intervento dell’Ente Parco delle Dune costiere, perché la zona dove è previsto il cavalcaferrovia non rientra nell’area del Parco e quindi quest’ultimo non ha competenza in materia.
Espiantare nel mese di aprile ulivi, per di più alcuni anche secolari (per i quali è necessaria una specifica autorizzazione regionale rilasciata nella maggior parte dei casi con delle prescrizioni cui chi deve procedere all’espianto deve attenersi), e reimpiantarli in altra zona, secondo gli esperti in materia, è inopportuno e sconsigliabile, perché potrebbe seriamente compromettere l’attecchimento delle piante, visto il particolare periodo vegetativo (della fioritura) in cui si trovano in questo periodo.
Gli espianti ed i reimpianti di ulivi secolari vengono di norma eseguiti nel periodo invernale.
Una particolarità questa riportata anche nella istanza presentata nei giorni scorsi al Tar dall’avvocato Marcello Zizzi, che assiste la maggior parte dei 19 proprietari dei terreni interessi, e che a dicembre 2014 aveva presentato ricorso al Tar, del quale si è in attesa che venga fissata l’udienza di discussione, e nelle settimane scorse aveva diffidato la ditta incaricata da Rfi e gli enti interessati a non procedere alla realizzazione dei lavori, in attesa che venga definito, appunto, il procedimento pendente innanzi al Tar.
Nei giorni scorsi, poi, oltre alla diffida a non iniziare le opere, l’avvocato Marcello Zizzi ha inoltrato, infatti, istanza al presidente del Tar di Lecce chiedendo di “fissare l’udienza per la discussione del ricorso in tempi brevi”.
Il tutto considerato che i lavori “consisterebbero nella realizzazione di un’opera di notevolissime dimensioni” e che “l’esecuzione dei lavori comporterebbe inizialmente un espianto di numerosissimi alberi di ulivo secolari monumentali che arrecherebbe gravissimi danni ai proprietari dei terreni interessati”, danni che, nel caso il Tar dovesse accogliere il ricorso, “risulterebbero irreparabili” e considerato “che, tra l’altro, l’albero di olivo in questo periodo dell’anno attraversa una fase fenologica particolare e piuttosto importante quale quella della mignolatura, con l’emissione di mignole, precedente alla fioritura, ragion per cui è assolutamente sconsigliabile e assai pregiudizievole per la vita della pianta procedere al relativo espianto in questo periodo dell’anno”.
A fine dicembre 2014 la maggior parte dei proprietari dei terreni in questione ha presentato ricorso al Tar di Lecce.
Con il ricorso - presentato contro Rete Ferroviaria Italiana Spa e contro il Comune di Fasano – si chiede “l’a n n u l l a m e n t o, p r e v i a s o s p e n s i o n e, del Decreto di occupazione di urgenza preordinato all’espropriazione unitamente all’avviso di immissione in possesso e/o di stato di consistenza per occupazione d’urgenza e occorrendo della Delibera del Consiglio Comunale del Comune di Fasano n. 29 / 2009 del 20.07.2009, conosciuta dai ricorrenti solo in occasione della notifica del decreto di occupazione d’urgenza”.
Sono diversi i motivi sui quali si basa il ricorso. Innanzitutto nel ricorso si eccepisce “la assoluta irritualità e inammissibilità del procedimento di occupazione di urgenza degli immobili di proprietà dei ricorrenti, in quanto essi sono stati resi edotti per la prima volta della vicenda dell’espropriazione degli stessi per pubblica utilità solo a seguito della notifica dell’avviso di immissione in possesso e/o di stato di consistenza per occupazione d’urgenza” oltre che il mancato rispetto dei termini previsti tra la notifica degli atti e la data prevista per la occupazione di urgenza, e la nullità e l’illeggittimità del decreto di occupazione d’urgenza.
Secondo il legale che sta seguendo i proprietari interessati dagli espropri, mancherebbe il requisito di urgenza, in quanto si tratta di un progetto approvato dal Comune di Fasano più di cinque anni prima della emissione della dichiarazione di pubblica utilità.
Infine nel ricorso si eccepisce anche l’illegittimità della notifica degli atti impugnati.
Dalle indagini condotte dai tecnici incaricati dai proprietari presso l’Ufficio Tecnico Comunale, secondo quanto si legge nel ricorso, “sono emerse una serie di incongruenze e superficialità progettuali di non poco conto”.
Prima fra tutte il fatto che nel progetto non si tiene conto di una serie di prescrizioni che il Comune di Fasano aveva evidenziato a Rfi durante l’esame del progetto, tese a realizzare opere in conformità con il Codice della Strada oltre che alla realizzazione di una corsia utile all’abbattimento delle barriere architettoniche per uso pedonale e ciclabile, alla realizzazione di un impianto di illuminazione Pubblica, di una pista ciclabile lungo la viabilità complementare, oltre che opere di deflusso delle acque meteoriche per prevenire alluvioni e allagamenti.
Tutte prescrizioni che, a quanto pare, nel progetto non ci sarebbero. Sono diverse altre le eccezioni contestate nel ricorso tra cui anche “la mancanza di autorizzazione paesaggistica e/o l’inefficacia della stessa”.
Inoltre nel ricorso “si eccepisce la assoluta inopportunità, dispendiosità, superfluità e inutilità della realizzazione del cavalcaferrovia al km. 711 + 431 con strada di collegamento tra i P.L. km 711+ 369 e 711 + 959” in quanto considerata un’opera superflua e inutile che interessa un bacino di utenza piuttosto ristretto ed esiguo.
Senza dimenticare, poi, che a distanza di poche centinaia di metri dal luogo in cui è previsto il nuovo cavalca ferrovia è in corso di realizzazione da decenni un altro cavalca ferrovia, quello lungo la provinciale Pozzo Faceto – Torre Canne, mentre dall’altro, sempre a poche centinaia di metri dalla zona in questione, qualche decennio fa è stato costruito, a seguito della chiusura di un altro passaggio esistente lungo la Montalbano-Mare, un altro cavalca ferrovia.
Sono davvero tanti coloro i quali non vogliono questo cavalca ferrovia. Non solo i proprietari dei terreni ma anche i residenti delle frazioni viciniore.
“Che senso ha costruire un altro cavalca ferrovia a poche centinaia di metri da quello che è in corso di realizzazione a Pozzo Faceto?”. È una delle tante domande che da qualche settimana si stanno ponendo in tanti.
Le ragioni della contestazione dell'opera sono molteplici.
Primo fra tutti perché di questo mastodontico progetto nessuno ne era stato messo a conoscenza. In molti ritengono, tra l’altro, che la realizzazione di un cavalca ferrovia lungo una strada comunale poco trafficata e per di più a poche centinaia di metri da quello che è previsto nei pressi della stazione di Cisternino, sia davvero inutile e che, qualora ci fosse la necessità, per motivi di sicurezza, di sopprimere i passaggi a livello, sarebbe bastato realizzare una strada di collegamento tra i due passaggi a livello (che, tra l’altro, è prevista dal progetto) con il cavalca ferrovia di Pozzo Faceto. E se proprio fosse stato necessario non interrompere la viabilità lungo la strada comunale, si sarebbe potuto optare per un sottopassaggio, come realizzato in altre zone e città della Puglia, che sicuramente è meno impattante per il paesaggio rispetto ad un cavalca ferrovia alto decine di metri.
I residenti della zona, infatti, sono totalmente contrari all’opera proprio perché, se realizzata, rappresenterebbe un pugno in un occhio ad un paesaggio costellato da ulivi secolari e masserie, invidiato in tutto il Mondo. Ulivi che già stanno pagando dazio.
Al di sopra di tutto, poi, i residenti della zona sono contrari al cavalca ferrovia perché temono che anche quest’opera rimanga una incompiuta come quella che da 11 anni si sta tentando di realizzare lungo la provinciale Pozzo Faceto-Torre Canne.
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