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I cittadini riavranno l'accesso al mare di Apani

mercoledì 10 luglio 2013
I cittadini riavranno l'accesso al mare di ApaniI cittadini riavranno l’accesso al mare. Un diritto che è stato riconosciuto ieri nel corso della udienza che si è tenuta presso il Tribunale di Brindisi innanzi al Giudice istruttore Dott. Antonio Sardiello.
L’On.le Giudicante, con grande operosità e dimostrando particolare sensibilità al tema della libera fruizione da parte di tutti della Spiaggia libera di Apani, ha disposto, seppur solo temporaneamente, la riapertura di un varco, precluso alcuni mesi prima dal Di Cicco, che consentisse, a chiunque lo volesse, di raggiungere, in completa sicurezza, la suddetta spiaggia libera.
Tale decisione è intervenuta all’esito della seconda udienza del giudizio promosso da Conte Giovanni e Aristodemo, titolari del servizio di parcheggio, di navetta da e per la Riserva di Torre Guaceto nonché di ricovero e di ristoro per gli utenti della spiaggia libera di Apani denominato “Boa Gialla”, per l’occasione rappresentati e difesi dagli Avv.ti Angelo Monopoli e Giorgio Ingrosso del Foro di Brindisi, contro Di Cicco Massimiliano, titolare dello stabilimento balneare “Guna Beach”, rappresentato e difeso dall’Avv. Anna Maria Ciardo, del Foro di Lecce.
Orbene il Giudice, incaricato di dirimere la suddetta controversia, dopo aver ascoltato le tesi difensive degli avvocati di ciascuna parte, volendo avere contezza delle conseguenze derivate dalla condotta posta in essere dal Di Cicco, ha ritenuto opportuno effettuare un sopralluogo sul posto al fine di adottare una idonea nonché tempestiva soluzione al problema del libero accesso alla spiaggia che da circa due mesi attanaglia i suoi frequentatori.
Il Di Cicco, infatti, promissario acquirente dello appezzamento di terreno sul quale insiste il Lido “Guna Beach”, ad oggi a lui concesso in comodato d’uso dalle attuali proprietarie, intenzionato a definire i confini della “acquistanda” proprietà, aveva di fatto impedito ogni accesso al mare procedendo, dapprima, ad un effettuare una importante aratura del terreno oggetto della sua disponibilità dando vita, in siffatto modo, a profondi e pericolosi solchi nel terreno e, di poi, installando, soltanto a pochissimi metri dal mare, su quella che si suole definire “battigia”, una imponente palizzata in legno.
Oltre alle parti in causa, è intervenuto sul posto anche il Direttore del Consorzio di Torre Guaceto, Dott. Alessandro Ciccolella il quale, naturalmente, ha difeso le posizioni della “riserva” che dirige ponendo particolare accento al delicato problema del cedimento della falesia, che interessa da anni tutta la costa brindisina, cedimento che, ipoteticamente, potrebbe essere stato aggravato enormemente dalla suddetta e quanto mai inopportuna aratura.
La riapertura di un sentiero, che verrà percorso esclusivamente a piedi dagli utenti e da mezzi eventuali di soccorso, della larghezza di circa tre metri, rimane, tuttavia, una soluzione temporanea fino alla definizione del giudizio promosso dai Conte nei confronti del Di Cicco, all’esito del quale, si spera, vengano accertati anche eventuali abusi in tema di diritto demaniale, le cui disposizione impongono ai proprietario di terreni confinanti con la linea demaniale di arretrare la rispettiva proprietà di oltre dieci metri dalla battigia.
Ed è questa la cosa più grave, da rivendicare in via giudiziaria. La deturpazione della riserva naturale di macchia mediterranea, con estirpazione di piante arboree spontanee, canneti, dune di sabbia, nonché la rivendicazione di un “diritto di proprietà” che non tiene conto delle attuali conformazioni morfologiche della costa le quali vedono un notevole arretramento dell’arenile rispetto alla datazione a cui l’acquisizione della suddetta proprietà fa riferimento.
Per il momento si tratta comunque di una vittoria, per un libero accesso ad una meravigliosa parte di costa che, prima di essere “violentata”, era una stupenda cartolina apprezzata da cittadini e forestieri, e, proprio per questo, forse ha solleticato l’appetito a tutti soprattutto a chi è stato costretto fino ad ora a posizionare lettini ed ombrelloni su una “falesia pericolante” e a cui disturba veder transitare liberamente bagnanti che hanno usufruito, fino ad ora, di un bene naturale che il buon Dio ci ha regalato. Certo non riusciamo proprio ad immaginare una costa piena di steccati sulla sabbia a pochi centimetri dal mare, se questo esempio dovessero seguirlo gli altri lidi balneari che, attualmente, non si sognerebbero neppure di “cacciare” dalla propria battigia bagnanti intenti a prendere il sole a pochi metri dalla riva dove la “proprietà” è e rimane di ogni singolo cittadino del mondo.
DANIELA D'ALO'


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