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NATALE 2025 : GESU' IL "PERSONAGGIO SCOMODO"

sabato 13 dicembre 2025
NATALE 2025 : GESU' IL   Pubblichiamo le riflessioni inviateci da un nostro lettore particolarmente significative ed accorate sul valore vero del Natale per noi oggi.

"Ogni anno, puntuale come il pandoro sugli scaffali a fine settembre, arriva il momento in cui qualcuno decide che il Natale ha un problema. E no, non è l’eccesso di consumismo, né l’anticipo delle luminarie, né il traffico impazzito. Il problema è Gesù.
Perché tutto il resto va benissimo. Le luci, le offerte “solo per oggi”, i mercatini, le playlist natalizie in filodiffusione, Babbo Natale che lavora straordinari e gli elfi in subappalto. Ma Gesù… Gesù no. Disturba. Divide. È troppo specifico. Poco inclusivo. Meglio metterlo in pausa.
Così si arriva al capolavoro concettuale: Natale senza Natale. Succede a Magliano in Toscana, provincia di Grosseto, dove una scuola elementare ha pensato bene di riscrivere Din Don Dan – versione italiana di Jingle Bells – eliminando la parola “Gesù” e sostituendola con un rassicurante “buon Natal” che porta doni. Una sorta di figura mitologica neutra: non nasce, non muore, non salva nessuno, ma distribuisce pacchetti. Inclusivo, silenzioso, perfetto per tutte le fedi e soprattutto per nessuna.
La notizia finisce sui giornali, scoppia la polemica, arrivano i comunicati ufficiali. Tutti chiariscono che non c’è alcuna intenzione di cancellare tradizioni. Si stanno solo… adattando. Adeguando. Semplificando. Disinfettando.
Il Natale non è laico
(ma facciamo finta che lo sia, così dormiamo tranquilli)
Dire che il Natale non è una festa laica non è un’opinione: è un dato storico. Ma oggi i dati storici sono scomodi, quindi vanno reinterpretati. O meglio: resi opzionali.
Il rispetto, in questa operazione, viene invocato come parola magica. Peccato che funzioni sempre a senso unico. Per rispettare tutti, si decide che una tradizione deve smettere di dichiarare ciò che è. Così nessuno si sente escluso, a patto che il significato originale venga eliminato alla radice.
L’inclusività creativa
(ovvero togliamo tutto ciò che ha un contenuto)
Se provi a far notare l’assurdità della cosa, scatta subito la caricatura: vieni dipinto come quello che difende “le tradizioni contro il mondo moderno”. Il sottotesto è chiaro: se una festa non ti piace così come viene riscritta, forse dovresti semplicemente accettare che oggi funziona così, oppure fare un passo indietro.
Tradotto: adattati tu, che sei parte della tradizione, non il contrario.
Eppure, fuori dall’Italia, la scena è diversa. Nei Paesi del Nord Europa – Svezia, Danimarca, Norvegia, Finlandia – società spesso più secolarizzate della nostra convivono tranquillamente con Natale, chiese, simboli e rituali, senza il bisogno compulsivo di riscriverli. Nessuno si scandalizza se il Natale resta il Natale. Nessuno sente l’urgenza di neutralizzarlo. Al massimo, lo si vive a modo proprio. Fine.

Da noi, invece, si preferisce l’operazione chirurgica: si salva il contenitore, si elimina il contenuto.
Una festa perfetta
(per vendere, non per significare)
Alla fine, il compromesso è geniale. Il Natale resta. Anzi, viene potenziato. È ovunque. È luminoso. È economicamente centrale. Tiene in piedi interi settori produttivi. Muove miliardi. Funziona benissimo.
L’unica cosa che deve fare è non dire più cosa celebra.
Così vanno benissimo:
• le vacanze,
• i regali,
• i pranzi infiniti,
• le cene aziendali,
• le recite scolastiche (purché sterilizzate),
• Babbo Natale,
• gli elfi,
• le renne,
• le offerte “last minute”.
Tutto, purché non si ricordi che il Natale nasce da una ricorrenza religiosa. Quella, no. Quella è imbarazzante.
Il miracolo finale
Il risultato è straordinario: una festa che non ha più un significato, ma ha un fatturato. Una celebrazione inclusiva perché non include nulla. Una tradizione rispettata a patto che venga svuotata. Un Natale che non offende nessuno perché non afferma più niente.
E in fondo è questo il vero miracolo natalizio dei nostri tempi:
aver trasformato una ricorrenza religiosa in un evento commerciale universale, dove l’unica fede ammessa è quella nel consumo.
Il resto lo farà il “buon Natal” che porta doni.
Non nasce, non parla, non disturba.
Ma incassa benissimo."

Un lettore affezionato

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