Taranto: il diritto al lavoro-vita
lunedì 30 luglio 2012
Le notizie relative alla disperazione degli operai di Taranto sono causa di angoscia per l'intera regione Puglia. Costretti a scegliere tra lavoro e morte per cancro.Le immagini che scorrevano in questi giorni sui teleschermi ci presentavano la realtà in cui una citta con un porto così splendido è stata fatta scivolare da una classe politica, quanto meno, inadeguata. La città di Taranto è così evidente che avrebbe potuto vivere di turismo, commercio e attività portuale, se solo da 50 anni non avesse dovuto fare i conti con un inquinamento senza precedenti in Italia che ha ucciso gran parte dei propri abitanti. Ed ora che finalmente il diritto al lavoro-vita può essere rivendicato, si fa il solito scivolone indietro, ci si accontenta di ritormare in fabbrica a svolgere le stesse funzioni di morte. Ma chi ha scritto nel destino di questa città l'inevitabile monopolio di un' acciaieria? E se pur fosse così perchè accorgersi solo ora che si potevano adottare contromisure per inquinare e morire di meno.
Anche il governatore Vendola ci delude quando, dimentico della denominazione del suo partito, e per la quale ha avuto il mandato da gran parte della popolazione pugliese, parla di integralismi, alludendo alle questioni poste dagli ambientalisti.
Chiudiamo questo intervento pubblicando uno stralcio tratto dal "SecoloXIX" di Genova, altra città martoriata dal punto di vista ambientale.
"Non c’era altra strada praticabile? È la domanda ricorrente e lo sarà anche nella manifestazione del 2 agosto. Una risposta che dice “era l’unica scelta che i giudici avevano”arriva da un avvocato, Gaetano Pecorella . Già presidente delle camere penali, oggi parlamentare guida la Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.
«I magistrati di Taranto - spiega -hanno fatto il loro dovere, e non avevano alternative. La Commissione parlamentare d’inchiesta sul traffico di rifiuti ha potuto constatare direttamente la drammaticità della situazione dell’Ilva che da un lato dà lavoro a un’intera città ma nello stesso tempo ne avvelena la vita. La perizia epidemiologica ha dimostrato che l’allarme espresso dalla Commissione più di un anno fa era assolutamente fondato».
Scontro lacerante: lavoro compatibile con la salute? «Se fu trovata la diossina nel latte degli animali non poteva non arrivare anche nel cibo e nei polmoni degli uomini. I magistrati - ha aggiunto Pecorella - hanno dovuto interrompere il perpetuarsi di un reato che si ripeteva giorno per giorno, perchè così vuole la legge. Chi ha causato questa situazione deve ora riparare garantendo il lavoro, ma anche la salute. E bisogna andare molto indietro nel tempo per trovare le radici del male, di cui molti sono i responsabili per non avere fatto, per non avere controllato, per non essere intervenuti». È uno dei nodi della discussione del 3 agosto di fronte al tribunale del riesame."
DANIELA D'ALO'
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