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IN QUATTRO NEL NULLA

lunedì 4 maggio 2015
IN QUATTRO NEL NULLA Vogliamo dare voce a chi, per il momento, non ha voce.
Siamo stati avvicinati da una famiglia brindisina in difficoltà economica a causa della mancanza di lavoro e quindi del necessario per condurre una vita dignitosa.
Ci hanno raccontato di essersi rivolti al Sindaco ma di essere stati rinviati dalla segreteria per un appuntamento a non prima di 6 mesi.
In breve la loro storia sfortunata.
La chiusura di una ditta che lavorava nell’artigianato. La chiusura di un supermercato che avevano preso in gestione, il licenziamento della giovane figlia da un ipermercato locale, a causa di esuberi, la partecipazione del giovane figlio a mille concorsi a cui non è stata data risposta.
L’età del capofamiglia 54 anni, a quanto pare troppo “vecchio” per essere preso in considerazione per un lavoro stabile, nonostante la sua acclarata competenza nell’ambito della riparazione e installazione di impianti elettrici.
Eppure con grande dignità questa famiglia, che, nonostante tutto rimane unita, sia pure nell’indicibile disagio, chiede solo di essere ascoltata dalle istituzioni e di avere risposte dagli enti preposti alla ricerca di lavoro in città (vedi ufficio di collocamento) che non dovrebbero limitarsi alla presa d’atto dello stato di disoccupazione ma proporre le offerte di lavoro adeguate alla qualifica dei soggetti che allo stesso ufficio si rivolgono.
Una soluzione, per la famiglia in questione, potrebbe essere aprire un esercizio commerciale, filiale di una catena di negozi che hanno la loro sede centrale a Bari. E’ stato individuato anche un locale idoneo nel quartiere Bozzano. Ma anche da questa voce non si ode risposta, né positiva, né negativa.
Capiamo bene, e lo comprendono anche coloro che ci hanno fatto presente la loro tragica storia, in quanto organo di informazione, che in questa triste situazione si trovano migliaia di persone, anche nella nostra città, ma ciò che ritengono frustrante è la mancanza di disponibilità ad essere ascoltati. Questa la cosa più grave che alimenta la depressione e la paura di non farcela ad andare avanti, fino a pensare a gesti estremi.
Ci permettiamo di suggerire che è proprio questo, l’ascolto, che le nostre istituzioni, a tutti i livelli, e l’intera società dovrebbe tentare di esercitare, per uscire da una stagnazione del sistema e per un minimo di recupero di speranza per il futuro

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