Le bugie ...... hanno le gambe corte.
mercoledì 26 novembre 2014
Nel corso dell’udienza del 24 novembre del processo penale teso ad accertare i danni provocati dalla dispersione delle polveri di carbone rivenienti dal “nastro trasportatore” e dal carbonile della centrale termoelettrica di Cerano, il consulente della ditta Cannone (uno degli imputati), l’ing. Temistocle Pacifico, ha affermato che: “non vi è prova alcuna della dispersione di polvere di carbone dal nastro e dal carbonile”.
A sostegno della sua tesi il teste ha presentato foto e riprese video dell’ottobre-novembre del 2012 che il PM Dott. Giuseppe De Nozza ha giudicato irrilevanti ai fini processuali rispetto agli anni in cui sarebbero stati commessi, con maggiore frequenza, i reati oggetto del procedimento penale.
Legambiente, che nel processo è costituita parte civile, aveva chiesto di valutare, con ampia ed approfondita documentazione tecnica di supporto all’ampio fascicolo prodotto dal PM, l’esistenza del reato connesso al “danno ambientale”, come esplicita conseguenza normativa rispetto ad una accertata “contaminazione” delle matrici ambientali suolo, sottosuolo e falda, per superamento delle “Concentrazioni Soglia di Contaminazione” (CSC) e successivo sviluppo delle “Analisi di Rischio”.
Legambiente, a supporto dell’ampia e probante documentazione fotografica e video prodotta dal PM, è in grado di aggiungere che la dispersione, l’imbrattamento, ecc. dei terreni e delle coltivazioni dalle polveri di carbone, costituenti una parte rilevante del carbone, derivavano dal trasporto attraverso il nastro ed i mezzi all’uopo utilizzati e transitati nella strada posta nell’asse polifunzionale.
Le foto allegate, riprese da un imprenditore agricolo nell’estate del 2007, sono state fornite a Legambiente con l’esasperazione di chi si è visto costretto, a partire dal 1999, a subire esso stesso e le proprie colture, la presenza della polvere di carbone che nulla hanno a che fare con la composizione naturale dei propri terreni.
A sostegno della sua tesi il teste ha presentato foto e riprese video dell’ottobre-novembre del 2012 che il PM Dott. Giuseppe De Nozza ha giudicato irrilevanti ai fini processuali rispetto agli anni in cui sarebbero stati commessi, con maggiore frequenza, i reati oggetto del procedimento penale.
Legambiente, che nel processo è costituita parte civile, aveva chiesto di valutare, con ampia ed approfondita documentazione tecnica di supporto all’ampio fascicolo prodotto dal PM, l’esistenza del reato connesso al “danno ambientale”, come esplicita conseguenza normativa rispetto ad una accertata “contaminazione” delle matrici ambientali suolo, sottosuolo e falda, per superamento delle “Concentrazioni Soglia di Contaminazione” (CSC) e successivo sviluppo delle “Analisi di Rischio”.
Legambiente, a supporto dell’ampia e probante documentazione fotografica e video prodotta dal PM, è in grado di aggiungere che la dispersione, l’imbrattamento, ecc. dei terreni e delle coltivazioni dalle polveri di carbone, costituenti una parte rilevante del carbone, derivavano dal trasporto attraverso il nastro ed i mezzi all’uopo utilizzati e transitati nella strada posta nell’asse polifunzionale.
Le foto allegate, riprese da un imprenditore agricolo nell’estate del 2007, sono state fornite a Legambiente con l’esasperazione di chi si è visto costretto, a partire dal 1999, a subire esso stesso e le proprie colture, la presenza della polvere di carbone che nulla hanno a che fare con la composizione naturale dei propri terreni.
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