PUGLIA : LEGAMBIENTE SU EMERGENZA INCENDI
lunedì 27 luglio 2026
Dal 1° giugno al 17 luglio 2026 sono già andati in fumo 1.041 ettari di territorio pugliese. La provincia di Lecce, con 399 ettari bruciati, è la più colpita. Salzedo: «L’emergenza comincia molti mesi prima dell’estate, quando si programmano la manutenzione del territorio, i controlli e le risorse».BARI, 25 luglio 2026 – L’incendio che il 24 luglio ha devastato oltre sei ettari di macchia mediterranea tra Padula Bianca e Rivabella, nel territorio di Gallipoli, costringendo all’evacuazione di abitazioni, residence e stabilimenti balneari, è soltanto l’ultimo episodio di una stagione drammatica per il Salento e per tutta la Puglia. Le fiamme, alimentate dal forte vento, hanno raggiunto aree residenziali e turistiche, rendendo necessario l’intervento di Vigili del fuoco, Protezione civile, mezzi aerei e forze dell’ordine.
Secondo gli ultimi dati disponibili del sistema europeo EFFIS-Copernicus, ripresi da Coldiretti Puglia, tra il 1° giugno e il 17 luglio 2026 sono già bruciati “1.041 ettari di territorio regionale. La provincia di Lecce è la più colpita, con 399 ettari, seguita dalla BAT con 238 ettari, dal Tarantino con 212, dal Foggiano con 179 e dal Brindisino con 13 ettari. Un bilancio ancora provvisorio che non comprende gli incendi avvenuti negli ultimi giorni e che riguarda campagne, boschi, macchia mediterranea, coltivazioni e habitat naturali.
I numeri del 2025 avevano già lanciato un allarme inequivocabile. Tra maggio e settembre, nella sola provincia di Lecce, erano stati registrati 4.526 interventi, con un aumento del 30% degli incendi boschivi e 6.584 ettari di vegetazione distrutti, il 52% in più rispetto all’anno precedente. La provincia di Lecce era risultata la prima in Italia per numero di interventi.
«Di fronte a questi numeri non possiamo continuare a parlare di eventi imprevedibili o di emergenze eccezionali – dichiara Daniela Salzedo, presidente di Legambiente Puglia – Gli incendi sono diventati un fenomeno strutturale, aggravato dalla crisi climatica, dalle temperature elevate, dalla siccità, dall’abbandono delle campagne, dalla presenza di sterpaglie e rifiuti e dalla mancata gestione di molti terreni colpiti dalla Xylella. Il sistema di soccorso è indispensabile, ma quando decollano i Canadair e si evacuano abitazioni e strutture turistiche, una parte della battaglia è già stata persa».
Le dichiarazioni provenienti dal territorio salentino, pur da posizioni politiche differenti, convergono sulla necessità di una programmazione più efficace. Dopo l’incendio di Rivabella, il sindaco di Gallipoli Flavio Fasano ha chiesto alle istituzioni «risposte precise ed imminenti». Il sindaco di Porto Cesareo Francesco Schito, dopo il rogo di Punta Prosciutto, ha richiamato alla collaborazione tra enti e comunità, mentre il consigliere regionale Gianni De Blasi ha denunciato una carenza di pianificazione e tempestività nella prevenzione.
Lo stesso presidente della Provincia di Lecce, Fabio Tarantino, ha indicato tra le priorità del suo mandato la «riformulazione e ricostruzione di un nuovo paesaggio del Salento», il rafforzamento del rapporto con la Regione e l’attivazione di tavoli di confronto capaci di attribuire alla Provincia funzioni e risorse adeguate. Quelle indicazioni devono ora tradursi in un’azione condivisa e continuativa sulla prevenzione degli incendi.
Legambiente Puglia chiede quindi al presidente della Regione Antonio Decaro e alla Giunta regionale di istituire un “Tavolo tecnico regionale permanente per la prevenzione degli incendi boschivi, rurali e di interfaccia”, coordinato con il Tavolo AIB già attivato dalla Prefettura di Lecce e con gli organismi operanti nelle altre province.
Il tavolo dovrà coinvolgere Regione, Prefetture, Province, Comuni, Vigili del fuoco, Protezione civile, ARIF, Carabinieri forestali, gestori delle aree protette, Consorzi di bonifica, Acquedotto Pugliese, università e centri di ricerca, organizzazioni agricole, associazioni ambientaliste e volontariato.
«Non chiediamo l’ennesimo organismo convocato quando il fuoco è già divampato – continua Salzedo – Chiediamo una sede operativa che lavori dodici mesi all’anno, con obiettivi, responsabilità, risorse e scadenze verificabili. La prevenzione deve iniziare in autunno e in inverno, non il 15 giugno».
Tra i primi compiti del tavolo dovranno esserci la realizzazione di una banca dati regionale aggiornata e pubblica sugli incendi; la mappatura delle aree abbandonate e maggiormente esposte, a partire dagli oliveti colpiti dalla Xylella; la verifica dei catasti comunali delle aree percorse dal fuoco; la programmazione della manutenzione di strade, terreni, pinete e fasce tagliafuoco; il potenziamento dei punti di approvvigionamento idrico; il controllo delle discariche abusive e dei rifiuti abbandonati; il sostegno ai piccoli proprietari per la pulizia dei terreni; l’impiego coordinato di droni, telecamere termiche e modelli previsionali; la formazione delle amministrazioni comunali e la definizione di programmi di ripristino ecologico delle aree distrutte. I monitoraggi visivi e attraverso l’uso dei droni, partendo dal mare, oggi possono fare la differenza: dall’alto e con una visuale libera senza ostacoli è più facile individuare i focolai e intervenire con urgenza e in maniera mirata.
È inoltre necessario garantire risorse certe e pluriennali ai Comuni, alle aree protette, ai Vigili del fuoco, alla Protezione civile e alle squadre impegnate nel monitoraggio, superando la logica dei finanziamenti straordinari concessi soltanto dopo gli incendi.
«La Puglia non può limitarsi a contare gli ettari bruciati alla fine di ogni estate – conclude la presidente di Legambiente Puglia – Ogni incendio distrugge biodiversità, paesaggio, aziende agricole, economia turistica e sicurezza delle comunità. Spegnere le fiamme è indispensabile; impedire che divampino è una responsabilità politica. La Regione assuma il coordinamento di una strategia permanente, capace di trasformare la prevenzione in una vera politica pubblica».
Ufficio stampa Legambiente Puglia
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