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FASANO : MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA ED ESTORSIONE ALLA MADRE

lunedì 30 marzo 2026
FASANO : MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA ED ESTORSIONE ALLA MADRE Nella serata del 26 marzo 2026, i Carabinieri della Stazione di Fasano hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Brindisi su conforme richiesta di questa Procura della Repubblica. Destinatario del provvedimento è un 20enne del luogo, indagato per i reati di maltrattamenti contro familiari ed estorsione continuata, con l’aggravante di aver commesso i fatti nei confronti della madre portatrice di handicap e all’interno dell’abitazione familiare.
La vicenda scaturisce dalla denuncia presentata ai Carabinieri nello scorso mese di gennaio. In quell’occasione, la vittima ha riferito ai militari di essere stata quotidianamente sottoposta, per circa nove mesi, a richieste di denaro (fino a 100,00 euro mensili) da parte del figlio, disoccupato e dedito alle scommesse sportive.
Al rifiuto della donna – motivato anche dalle modeste condizioni economiche e dalla percezione di una piccola pensione di reversibilità – il giovane reagiva con atteggiamenti vessatori e aggressivi. Oltre a ingiuriare ripetutamente la madre, il 20enne ricorreva alla violenza fisica e al danneggiamento di arredi domestici per costringerla ad assecondare le proprie pretese. La donna si vedeva così costretta a cedere alle richieste quale unico modo per placare l'ira del figlio, il quale, in diverse occasioni, le sottraeva anche i risparmi precedentemente nascosti.
I gravi indizi di colpevolezza sono stati raccolti dai Carabinieri di Fasano attraverso la dettagliata denuncia della vittima e le numerose testimonianze di congiunti e vicini di casa, che hanno confermato il clima degradante e umiliante in cui versava la donna.
Ravvisandosi la gravità dei fatti e il pericolo di reiterazione del reato dovuto all’incapacità di autocontrollo dell’indagato, la custodia cautelare in carcere è apparsa l’unica misura idonea.
L’indagato non è da ritenersi colpevole sino alla pronuncia di una sentenza di condanna definitiva, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.





Il Procuratore della Repubblica Reggente
Antonio Negro

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