PUGLIA : LEGAMBIENTE SU INCENDI
giovedì 3 settembre 2026
Tra il 1° giugno e il 22 agosto la provincia di Lecce ha perso 542 ettari. Una situazione gravissima che Legambiente Puglia e i circoli salentini denunciano, chiedendo piena luce sulle cause e un piano straordinario di prevenzione e sicurezza.
Tutto ciò dopo l’ennesimo incendio che ha colpito questa volta Ruffano. Qui, intorno a mezzogiorno di oggi, nell’impianto Ecocentro comunale in via Santa Maria di Leuca, un container dov’erano stoccati rifiuti RAEE è stato avvolto dalle fiamme e dal fumo. Solo il tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile è riuscito a limitare i danni e frenare l’avanzata del fuoco.
La situazione degli incendi nel Salento, quindi, desta una preoccupazione elevatissima, soprattutto alla luce degli ultimi roghi che, nell’arco di poche ore, hanno colpito numerose aree della provincia e coinvolto anche siti destinati alla gestione dei rifiuti. Non siamo più di fronte a un’emergenza episodica, ma a una pressione continua sul territorio, sulla salute delle persone e sugli ecosistemi. Secondo i dati EFFIS-Copernicus, nella sola provincia di Lecce tra il 1° giugno e il 22 agosto 2026 erano già andati in fumo 542 ettari: 112 a giugno e 430 a luglio. Un bilancio che non comprende gli incendi degli ultimi giorni di agosto e che si inserisce in un quadro già gravissimo: nel 2025 il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco ha effettuato 4.526 interventi per incendi di vegetazione e boschivi tra maggio e settembre, con 6.584 ettari interessati.
Il 29 agosto le fiamme hanno colpito quasi contemporaneamente diverse aree della provincia, con interventi segnalati a Lequile, Nardò, Ugento, Andrano, Supersano, Aradeo, Calimera e nell’area tra Santa Cesarea Terme, Cocumola e Vitigliano. A Lequile il rogo ha devastato un impianto di stoccaggio e raccolta dei rifiuti, coinvolgendo cumuli di materiali, mezzi, macchinari e parte dei capannoni. Nelle stesse ore, a Nardò, un altro incendio ha interessato l’area adiacente alla vecchia discarica Castellino.
Legambiente Puglia e i circoli Legambiente del Salento ritengono doveroso non anticipare il lavoro della magistratura. La Procura ha aperto un’inchiesta sul rogo di Lequile e sono in corso gli accertamenti: saranno le indagini a chiarire l’origine dell’incendio e le eventuali responsabilità. Tuttavia, quando in poche ore un territorio già martoriato dalle fiamme vede un incendio devastante colpire un importante impianto di gestione dei rifiuti e un altro rogo svilupparsi nei pressi di una discarica, è legittimo e necessario chiedere che venga fatta piena luce. Episodi di questa portata non possono essere considerati fatti ordinari.
Un incendio in un impianto che tratta o stocca rifiuti presenta rischi ulteriori rispetto a un normale incendio di vegetazione. La combustione incontrollata di plastiche, gomme, oli, carburanti e materiali compositi può liberare particolato fine e altri contaminanti; le ricadute dei fumi possono interessare il suolo e le colture, mentre le acque di spegnimento possono trascinare sostanze inquinanti nel terreno e nelle acque superficiali. Saranno le analisi di ARPA e ASL a stabilire la natura e le concentrazioni delle sostanze effettivamente disperse, e i risultati devono essere resi pubblici con tempestività e chiarezza.
Occorre ora un controllo straordinario e coordinato di tutti gli impianti di raccolta, trattamento e stoccaggio dei rifiuti del Salento, con il coinvolgimento di Regione Puglia, Prefetture, Vigili del Fuoco, ARPA, ASL e Comuni. Vanno verificati i sistemi antincendio, le quantità e le modalità di stoccaggio, le distanze di sicurezza tra i materiali, la manutenzione delle fasce esterne e della vegetazione, la videosorveglianza, i piani di emergenza e i sistemi di contenimento delle acque utilizzate durante lo spegnimento.
Gli incendi negli impianti di rifiuti non possono essere affrontati come una fatalità estiva. Servono prevenzione, controlli e trasparenza. E serve una risposta strutturale alla crisi degli incendi nel Salento, che non può continuare a essere gestita soltanto quando le fiamme sono già divampate.
Ufficio stampa Legambiente Puglia
Tutto ciò dopo l’ennesimo incendio che ha colpito questa volta Ruffano. Qui, intorno a mezzogiorno di oggi, nell’impianto Ecocentro comunale in via Santa Maria di Leuca, un container dov’erano stoccati rifiuti RAEE è stato avvolto dalle fiamme e dal fumo. Solo il tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile è riuscito a limitare i danni e frenare l’avanzata del fuoco.
La situazione degli incendi nel Salento, quindi, desta una preoccupazione elevatissima, soprattutto alla luce degli ultimi roghi che, nell’arco di poche ore, hanno colpito numerose aree della provincia e coinvolto anche siti destinati alla gestione dei rifiuti. Non siamo più di fronte a un’emergenza episodica, ma a una pressione continua sul territorio, sulla salute delle persone e sugli ecosistemi. Secondo i dati EFFIS-Copernicus, nella sola provincia di Lecce tra il 1° giugno e il 22 agosto 2026 erano già andati in fumo 542 ettari: 112 a giugno e 430 a luglio. Un bilancio che non comprende gli incendi degli ultimi giorni di agosto e che si inserisce in un quadro già gravissimo: nel 2025 il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco ha effettuato 4.526 interventi per incendi di vegetazione e boschivi tra maggio e settembre, con 6.584 ettari interessati.
Il 29 agosto le fiamme hanno colpito quasi contemporaneamente diverse aree della provincia, con interventi segnalati a Lequile, Nardò, Ugento, Andrano, Supersano, Aradeo, Calimera e nell’area tra Santa Cesarea Terme, Cocumola e Vitigliano. A Lequile il rogo ha devastato un impianto di stoccaggio e raccolta dei rifiuti, coinvolgendo cumuli di materiali, mezzi, macchinari e parte dei capannoni. Nelle stesse ore, a Nardò, un altro incendio ha interessato l’area adiacente alla vecchia discarica Castellino.
Legambiente Puglia e i circoli Legambiente del Salento ritengono doveroso non anticipare il lavoro della magistratura. La Procura ha aperto un’inchiesta sul rogo di Lequile e sono in corso gli accertamenti: saranno le indagini a chiarire l’origine dell’incendio e le eventuali responsabilità. Tuttavia, quando in poche ore un territorio già martoriato dalle fiamme vede un incendio devastante colpire un importante impianto di gestione dei rifiuti e un altro rogo svilupparsi nei pressi di una discarica, è legittimo e necessario chiedere che venga fatta piena luce. Episodi di questa portata non possono essere considerati fatti ordinari.
Un incendio in un impianto che tratta o stocca rifiuti presenta rischi ulteriori rispetto a un normale incendio di vegetazione. La combustione incontrollata di plastiche, gomme, oli, carburanti e materiali compositi può liberare particolato fine e altri contaminanti; le ricadute dei fumi possono interessare il suolo e le colture, mentre le acque di spegnimento possono trascinare sostanze inquinanti nel terreno e nelle acque superficiali. Saranno le analisi di ARPA e ASL a stabilire la natura e le concentrazioni delle sostanze effettivamente disperse, e i risultati devono essere resi pubblici con tempestività e chiarezza.
Occorre ora un controllo straordinario e coordinato di tutti gli impianti di raccolta, trattamento e stoccaggio dei rifiuti del Salento, con il coinvolgimento di Regione Puglia, Prefetture, Vigili del Fuoco, ARPA, ASL e Comuni. Vanno verificati i sistemi antincendio, le quantità e le modalità di stoccaggio, le distanze di sicurezza tra i materiali, la manutenzione delle fasce esterne e della vegetazione, la videosorveglianza, i piani di emergenza e i sistemi di contenimento delle acque utilizzate durante lo spegnimento.
Gli incendi negli impianti di rifiuti non possono essere affrontati come una fatalità estiva. Servono prevenzione, controlli e trasparenza. E serve una risposta strutturale alla crisi degli incendi nel Salento, che non può continuare a essere gestita soltanto quando le fiamme sono già divampate.
Ufficio stampa Legambiente Puglia
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